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In ABF da qualche anno a questa parte si tiene un laboratorio musicale progettato e promosso da Chiara Garufi (sull’onda dell’idea originale del prof. Antonio D’Errico, conoscitore attento dell’universo teatrale), ormai diventato uno fra i laboratori più seguiti, che ha portato ad intraprendere percorsi socio educativi, che hanno raggiunto notevoli successi.

La musica nelle scuole non è importante perché si vuole farli diventare musicisti, ma per insegnare loro ad ascoltare e, di conseguenza, ad essere ascoltati in una dimensione non competitiva. L’idea parte da un voler fare, un fare per qualcuno, un fare per muovere, un fare per suscitare e commuovere, un fare per attivare, avviare, aprire, far germogliare maieuticamente; il miglioramento in gioco è quello delle condizioni di vita individuali e collettive, un miglioramento per tutti, condiviso da tutti. L’azione organizzante è un’azione trasformativa. Si interviene su una realtà per produrre dei cambiamenti evolutivi. Prestare attenzione alle esigenze, priorità e bisogni degli allievi che vi prendono parte. La creazione del laboratorio musicale nasce dall’osservazione del contesto didattico, delle sue criticità e delle maggiori difficoltà riscontrate in chi dovrebbe apprendere e vivere il più serenamente possibile l’ambiente scolastico. Nasce dall’idea che in partenza i ragazzi prima di essere difficili, sono ragazzi in difficoltà per i motivi più diversi, per lo più legati alla fragilità di un ambiente familiare o sociale. Nasce anche dalla percezione che per favorire lo sviluppo di un allievo, si debbano creare uno spazio e un tempo più favorevoli a lui, dove al centro sia la sua iniziativa, seppur guidata e stimolata da una figura adulta. Nasce, infine, dalla convinzione che non può esistere un apprendimento sensato, senza una motivazione interiore, più o meno consapevole, ed una maturazione, anche piacevole, della consapevolezza di sé e dei propri comportamenti. La musica è la possibilità, la via alternativa, la strategia emotiva attraverso cui diventa più facile interiorizzare delle regole comportamentali, acquisire delle competenze, superare alcuni limiti e difficoltà, in classe faticosamente affrontabili con gli strumenti standard. Questo avviene perché in un contesto scolastico destrutturato rispetto a quello “normale” con i suoi meccanismi, s’impara senza troppo accorgersene, essendo istintivamente disposti a farlo, poiché non vi è un obbligo, né il timore di un giudizio ed, inoltre, è presente una componente ludica. Abbiamo tutti nel petto un violino e abbiamo perduto l’archetto per suonarlo. Alcuni lo ritrovano nei libri, altri nell’incendio di un tramonto , altri negli occhi di una persona , ma ogni volta l’archetto cade dalle mani e si perde come un filo d’erba o un sogno. La vita è la ricerca infinita di questo archetto per sentire dentro la musica in contrapposizione al silenzio che c’è fuori. Si potrebbe dire genericamente la conquista di una minima serenità che permetta ad ogni ragazzo di rendersi conto di quello che sa fare, non sa fare e di quello che potrebbe migliorare. Ecco il desiderio di portare avanti questo progetto da parte dell’istrionica, attiva e determinata docente Garufi, che malgrado la stanchezza dell’impegno extrascolastico, alla fine anima il laboratorio musicale di canto e danza con cura e professionalità, coadiuvata dalla collega Michela Ambrosini, dato che entrambe reputano essenziale il promuovere relazioni significative in risposta alle nuove solitudini adolescenziali, che la società attuale e spesso, purtroppo, anche la scuola, stanno generando. Per dare un obiettivo tangibile ai ragazzi e per condividerlo con gli altri, il laboratorio si concretizza a fine anno in uno spettacolo completo rivolto a famiglie, compagni e personale scolastico. Hanno partecipato più di 500 ragazzi in questi dieci anni di attività laboratoriale, di età, paesi, settori professionali diversi, compresi i ragazzi dei percorsi personalizzati. Un mosaico di culture e personalità che ha nell’inclusione e nell’integrazione la sua cifra pedagogica.

Chiara Garufi, sostiene inoltre che: “bisogna investire su questi percorsi, per rendere la scuola un luogo non opposto alla strada, ma che sulla strada si affacci, invogliando ad entrare: una sorta di salotto dell’apprendimento attivo e creativo, spesso una sala prove, dove si cambia molte volte idea prima di trovare l’arrangiamento che porti alla giusta armonia. Nel nostro piccolo, come potremmo rinunciare a salvaguardare uno “spazio vitale creativo”, che non può essere un lusso, poiché è una necessità?”.

ABF è una scuola attiva e vigile sul territorio, aperta al confronto-scambio con le altre agenzie culturali, può diventare un punto di riferimento stabile e significativo e, mentre si ritrova meno sola nell’espletamento delle sue impegnative funzioni, può, a sua volta, costituire stimolante provocazione nei confronti dell’ambiente esterno, perché diventi sempre più propositivo ed efficace nell’offerta delle occasioni culturali ed emozionali, in un processo circolare che favorisce la crescita individuale e collettiva degli adolescenti .

(Di seguito per chi volesse approfondire il progetto del Laboratorio Musicale stilato da Chiara Garufi…)

PROGETTO APERTO DI UN LABORATORIO MUSICALE

Notizia del 29 maggio 2017 Nelle categorie Bergamo · Notizie ABF